La Porta Murata che Respira

Datazione: Notte sedicesima – luna spenta, fame di pietra

Luogo: Vicolo Bàsico, zona che non compare sulle cartine dal 1983

Annotazione n°6:

Ci sono vicoli a Rovigo che nessuno percorre. Non per paura, ma perché… sembrano non esserci. Eppure stanotte ci sono finito dentro, come se la città stessa mi avesse voltato le spalle un momento e mi avesse lasciato scivolare tra le sue costole dimenticate.

Il vicolo si chiama Bàsico. Così dice una targa mangiata dalla ruggine e dal tempo. È stretto, fatto di ciottoli umidi e muri che sudano. Non c’è luce. Solo una porta murata, incastonata in un muro di mattoni antichi, anneriti. Non ha maniglia. Non ha numero civico. Ma… respira.

L’ho sentito chiaramente. Il muro si gonfia e si sgonfia come un petto che dorme male. E da dentro… un suono sordo. Come un uomo che parla nel sonno, ma non vuole essere ascoltato.

I più vecchi la chiamano la Porta del Primo, e si dice che dietro ci sia chi ha fondato Rovigo dopo l’incidente sulla Valdastico. Colui che ha visto il mondo spezzarsi sull’asfalto e ha raccolto i pezzi per costruire questa città storta. Non è mai uscito da lì. Forse non è mai morto.

Le leggende parlano chiaro: chi bussa tre volte, sente muoversi qualcosa. Chi bussa una quarta… lo sente rispondere.

Non ho bussato. Non stanotte.

Ma stamattina, nel muro vicino al mio letto, ho trovato tre segni impressi. Come nocche che hanno bussato piano. Dall’interno.

Prima Nebbia